Portugal – Il Surf, la passione di un Viaggio

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La mia esperienza in Portogallo, la meta ambita per i Surfer europei principianti e professionisti.
È nato tutto con la mia idea di imparare a Surfare trasformando in meglio le vacanze di agosto fatte solo di relax, sole, mare e noia.
Mi sono mosso  con una ricerca iniziale su internet con le parole chiavi: SURF, PORTOGALLO e SCUOLA. Certo perché il tema principale del mio viaggio era proprio il Surf: il luogo era il Portogallo e il fine era imparare in una vera scuola di Surf situata in una ottimale posizione bagnata dall’ Oceano Atlantico.

Per intraprendere quest’avventura sono bastate conoscenze basilari di inglese, voglia di conoscere gente nuova e tanta determinazione. La Ripar Surf School (www.riparsurfschool.com) mi ha garantito un alloggio come iscritto, il pranzo al sacco e la muta o meglio wetsuit.
La scuola era situata tra Peniche e Baleal e riservava onde idonee per principianti e in altre zone, onde alte più di 3 metri per i più esperti, best Surfer.
Il collegamento dall’aeroporto di Lisbona distava circa 80 km ma era collegato da pullman e taxi. Il treno non ti porta a destinazione con praticità.
La prima cosa che mi colpí fu la semplicità con la quale vivevano i portoghesi e il loro tenore di vita, basso rispetto all’ Italia e agli altri paesi europei. La seconda cosa era l’euforia che pervadeva dai bambini agli adulti per il Surf. La bassa mare faceva ritirare l’oceano? Non c’è problema! Con una piccola tavola si può surfare sulle pozze (billabong) lasciate sul fondale e non appena ritornava prepotente l’oceano si poteva andare a caccia delle onde verdi e alte. La marea, quindi, faceva da padrona e decideva gli orari del corso.
Una preparazione fisica base era facoltativa ma indispensabile per una resistenza di 4 ore giornaliere di lezioni full immersion. La mattina iniziava con corsetta e stretching per preparare i muscoli agli sforzi e dopo aver preso dimestichezza con la tavola, si poteva tentare di alzarsi in piedi e cavalcare le onde.
La stanchezza a fine giornata si faceva sentire molto ma la brezza Atlantica e la birra a un euro, mi tenevano sveglio per le serate oceaniche, senza però fare tardi. Le condizioni della marea ti obbligavano, anche ad essere in spiaggia, pronti con la muta indossata, alle 9 in punto della mattina.
Le comunicazione tra insegnanti e compagni di surf avvenivano completamente in inglese ed era uno spettacolo vedere le molteplici nazionalità presenti nel gruppo, pochi italiani ma tanti cittadini europei. In una grigliata organizzata nella surf house erano rappresentati nove paesi.
Aprire la mente in questi momenti, ti permette di chiudere una valigia piena di esperienza e cultura.
Alessandro Salva’
alessandrosalva.com
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